2016 giugno 15 Intervista su L’Unità / “Roberto ha programma e qualità per gestire la capitale”

Intervista su L’Unità / “Roberto ha programma e qualità per gestire la capitale”

fabrizio-cicchittoLa lista Roma popolare, che al primo turno ha sostenuto Marchini, al  ballottaggio darà i suoi voti a Roberto Giachetti». Fabrizio Cicchitto, presidente della Commissione esteri della Camera e tra i fondatori di  Ncd, ufficializza il sostegno dei centristi per il candidato del Pd. Il suo è un endorsement personale?

«Assolutamente no. Ieri c’è stata una  riunione del gruppo e della lista ed è stato deciso di dare l’appoggio a Giachetti».Perché non avete chiesto l’apparentamento?

«È stato un  errore. Sarebbe stato auspicabile farlo anche per dare una componente  più moderata alla scontro in corso».

Forse il vostro appoggio contrasta  con la ricerca di voti di Giachetti a sinistra. Non crede?

«Io credo che  il cittadino romano debba avere chiaro che con questo voto non si decide solo il governo della città, l’unica cosa che conta per l’elettore. Deve avere chiaro anche che questo voto amministrativo sarà usato soprattutto per un partita politica assai ambigua che punta alla destabilizzazione del paese. Di fronte a questo scenario serve un saldo fronte comune».

La sua è una scelta in chiave, diciamo così, di politica nazionale? 

«Sono romano da più generazioni e vivo in questa città. A me interessa  avere un sindaco che ridia lustro a Roma. Che sappia come si fa.  Giachetti non è implicato nella tragedia delle passate amministrazioni, come amministratore locale, ai tempi di Rutelli, ha dato prova di saper  gestire la città, ha una sua storia politica e culturale che rispetto molto. Non ho dubbi chi scegliere».

I cittadini chiedono rinnovamento e Raggi sembra essere la risposta.

«L’avvocatessa Raggi sembra un’operazione mediatica ben riuscita: parla bene, si presenta bene, non ha le cadute di rozzezza che la media dei rappresentanti 5 Stelle ci hanno abituato a conoscere in questi anni. Però è una che dice no a tutto e sì a niente. Ogni volta recita delle schede studiate e imparate a memoria ma non risponde. Per risolvere il problema delle buche a Roma non si può dire «dobbiamo rifare le gare». Quello è già stato fatto negli ultimi mesi anche della gestione Marino. Per le buche serve altro, che non c’è. La stessa cosa vale per il trasporto pubblico, per la raccolta rifiuti».

E dove nasce allora il largo consenso dei cittadini? 

«Dalla rabbia. Dalla protesta. Se valutassero le dichiarazioni dell’avvocatessa Raggi in questi mesi, avrebbero davanti agli occhi solo un cartello di no presentati con il sorriso e una buona proprietà di 
linguaggio. Io lo definisco un imparaticcio generico di chi è abituato solo all’opposizione totale e non al governo. Per una città così complicata serve conoscenza delle questioni, abitudine ad affrontare situazioni complesse, innovazione. Mi spiace ma lato 5 Stelle vedo un encefalogramma piatto».

Parlava di «partita politica ambigua». Quale?

«È quella che mi preoccupa di più. Larga parte di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia sono col coltello tra i denti per buttare già il governo. La vittoria della Raggi è solo un tassello di questa partita che prevede anche il no al referendum. Lo si deve dire in modo chiaro. Quindi, a fronte di un candidato che va al di là del Pd romano – che non apprezzo – e di fronte ad una manovra politica nefasta, scelgo senza dubbio Giachetti. Anche se non posso tacere che avrei preferito un esplicito apparentamento con Roma popolare ».

I 5 Stelle hanno un vantaggio di undici punti. Recuperabili? E come?

«Il primo turno è un voto completamente diverso dal ballottaggio. C’è una parte destra che vota convinta la Raggi. Dall’altra ci sono ampie fasce che si sono astenute e che sono spaventate dal fatto che dopo il malgoverno arrivi l’assenza di governo. Giachetti deve parlare a queste persone, insistere con le proposte di governo per dimostrare che la sua è una candidatura che lavora in positivo rispetto ai problemi della città. Giachetti può farlo perché lo ha già fatto».

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