2016 luglio 12 Articolo su Il Dubbio / “Populismo e xenofobia: ecco le cause”

Articolo su Il Dubbio / “Populismo e xenofobia: ecco le cause”

CicchitoL’Occidente sta vivendo una fase di grande difficoltà derivante da fattori oggettivi e soggettivi. Quelli “oggettivi” sono gli imprevisti riflessi della globalizzazione, il terrorismo islamico e il conseguente fenomeno dell’immigrazione di massa. Quelli “soggettivi” sono costituiti per un verso dalla politica economica austera e rigorista imposta dalla Germania che – insieme ai fattori “oggettivi” prima richiamati – è fra le cause dell’esplosione di populismo, di razzismo, di lepenismo che è in atto in Europa. L’altro elemento soggettivo è costituito dal sostanziale fallimento politico, per ragioni quasi opposte, degli ultimi due presidenti degli Usa,  Bush jr e  Obama. Bush jr ha sbagliato due volte in Iraq, in primo luogo intervenendo, in secondo luogo, una volta intervenuto, procedendo allo scioglimento dell’esercito e del partito Baath, di fatto consegnando il paese agli sciiti e all’influenza dell’Iran, in questo modo rovesciando quella che era la strategia di fondo degli Usa.

Questa catena di errori è fra le cause del terrorismo di marca sunnita, che da un certo momento in poi si è tradotto nell’Isis o Daesh che dir si voglia, cioè in un terrorismo divenuto esercito, conquista del territorio e quindi un atipico stato, prima in Iraq, poi in Siria (e anche lì gli errori statunitensi sono stati rilevanti). Per parte sua, a nostro avviso, Obama ha fatto errori di opposto segno a quelli di Bush jr in politica estera e adesso vediamo con grande preoccupazione (perché la vittoria di Trump sarebbe pericolosissima) anche in politica interna.

Nel 2011 in Libia Obama ha sostenuto la linea interventista della Gran Bretagna e della Francia che fu contrastata in modo esplicito dalla Germania (Berlusconi era nel suo foro interno contrario sia all’intervento militare in Iraq sia a quello in Libia, ma non esplicitò mai quei dissensi). Invece successivamente egli ha posto in essere un affrettato ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq e dall’Afghanistan, dovendo poi parzialmente contraddirsi perché talebani e Isis stavano nuovamente dilagando. Di conseguenza in entrambi i paesi in extremis gli Usa sono stati costretti a mettere in campo nuove forme di intervento. Se dio vuole in Siria Obama ha commesso errori ancora più gravi. Checché affermi la propaganda russa, Assad è un criminale che ha provocato la morte di circa 240mila siriani, che ha favorito la crescita di Isis per emarginare le altre opposizioni e che ha provocato migrazioni di massa.

In effetti in Siria era esplosa una genuina rivoluzione democratica fatta dai poveri, dai ceti medi, da una parte dell’esercito. Quella rivoluzione laica si rivolse all’Occidente che girò lo sguardo dall’altra parte. Nel 2013, in seguito all’uso da parte di Assad delle armi chimiche, Obama ebbe l’occasione di intervenire militarmente: non lo fece lasciando a Putin uno spazio enorme, da questi subito riempito per affermare il ruolo di grande potenza della Russia. Così in Siria, in seguito alla défaillance americana, è avvenuto che da un lato si è innestata sulla rivoluzione siriana l’azione jihadista che insieme al gioco tattico della Turchia, ha favorito la nascita dell’Isis, dall’altro lato la Russia e l’Iran hanno sostanzialmente salvato il regime di Assad. Il risultato è che oggi in Siria le carte le sta dando in larga parte Putin e che solo con grande ritardo Obama ha cambiato la sua linea sostenendo sul piano militare alcuni gruppi e inviando truppe d’élite.

Il recente vertice di Varsavia si è dovuto misurare con questi problemi e con quelli derivanti dall’iniziativa russa nell’Europa del nord, con l’occupazione della Crimea e l’attacco militare all’Ucraina che prosegue sia pure a bassa intensità.  Emerge in sede Nato un problema di fondo. Sia la Russia, che la Cina, in scacchieri molto diversi, si muovono secondo una logica geopolitica di grandi potenze talora contrapposte agli Usa e all’Occidente (in Europa Putin sostiene tutte le forze populiste, in primis Le Pen, la Lega Nord e adesso il Movimento 5 Stelle, nel mare della Cina questa punta ad affermare la sua piena egemonia). Allora valutare e gestire le sanzioni in una chiave puramente economica è un tragico errore. Prima le sanzioni e adesso i limitati stanziamenti di truppe Nato in Polonia e in altri paesi baltici non sono un’operazione aggressiva, ma casomai un’operazione difensiva volta a inviare un preciso segnale a Putin perché blocchi la sua crescente aggressività.

Non a caso le sanzioni sono state proposte dalla Merkel: è notorio che la Germania ha un atteggiamento morbido nei confronti della Russia, ma questa flessibilità non può tradursi in arrendevolezza e subalternità alle altrui intenzioni aggressive. In questo quadro Brexit è una tragedia, e un’altra tragedia è quello che sta avvenendo negli Usa. A questo proposito credevamo che, iniettando liquidità nel sistema, Obama avesse superato la crisi finanziaria del 2008. Così evidentemente non è se gli Usa sono spaccati in più spicchi: da un lato i bianchi anziani che si riconoscono in Trump e i giovani nel “socialismo” di Sanders: entrambi odiano l’establishment e i primi anche i “blacks”.

Dall’altro lato c’è una polizia razzista che usa le pistole laddove anche la più dura e aggressiva polizia europea userebbe gli sfollagente, gli idranti e i lacrimogeni. Infine la comunità nera contesta Obama per non aver in alcun modo disinnescato la bomba “razzista” e per altro verso è anch’essa solcata da una drammatica contrapposizione perché quello che oggi non si dice è che molti giovani negri muoiono per gli scontri armati fra le loro gangs.

Conclusioni: ci auguriamo vivamente che tutto quello che sta accadendo non rafforzi Trump perché se egli diventasse presidente degli Usa potrebbe accadere di tutto.

Seconda conclusione: oggi Barroso è stato assunto come alto dirigente della Goldman Sachs, ieri Schroeder è diventato un manager di primo piano della russa Gazprom. Ogni commento è inutile.

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