2016 agosto 05 Articolo su L’Unità / “L’ordine che non c’è più”

Articolo su L’Unità / “L’ordine che non c’è più”

fabrizio-cicchittoLa crisi degli equilibri mondiali tradizionali non mette solo in questione la previsione sulla “fine della storia” contenuta nel famoso libro di Fukuyama, secondo la quale, con il crollo per implosione del comunismo, la storia sarebbe “finita” essendo prevalsi definitivamente nel mondo il libero mercato, la concorrenza, la liberal-democrazia. A nostro avviso è messa in questione anche la visione di Kissinger sull’”ordine mondiale”. Secondo Kissinger dopo il crollo del comunismo la dialettica mondiale poteva stabilizzarsi in un “ordine mondiale” fondato su una morbida egemonia degli Usa basata sul soft-power alla quale tutti, dalla Cina, alla Russia, all’Europa, al Medio Oriente, al Sud-Est asiatico, si sarebbero in qualche modo adattati o adeguati.

Gli Usa non hanno colto in tempo il fatto che, proprio a testimonianza dell’imprevedibilità della storia, stava esplodendo un’altra contraddizione fondamentale costituita dal terrorismo islamico derivante dal fondamentalismo sia sunnita sia sciita, che poi ha avuto due traduzioni politiche, quella di Al Qaeda e quella di Daesh o Isis. Il riuscito attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 ha preso così di sorpresa gli Usa da poter essere paragonato, in un contesto assai diverso, a ciò che a suo tempo avvenne a Pearl Harbour. Negli anni immediatamente successivi, sono seguite l’una all’altra due presidenze americane di segno opposto, quella di Bush jr e quella di Obama, la prima caratterizzata da un eccesso di interventismo (il secondo intervento americano in Iraq è stato un errore tragico, che ha contribuito a provocare la risposta di stampo terrorista dei sunniti), la seconda segnata al suo decollo dall’intenzione di un ritiro anticipato sia dall’Afghanistan sia dall’Iraq, ma anche dall’inopinato intervento in Libia.

Questo zig-zag nelle linee di fondo della politica estera americana si è intrecciato con profonde contraddizioni  sul terreno economico: l’esplosione degli spiriti animali del capitalismo imprenditoriale, ai tempi della Tatcher e di Reagan è stata poi risucchiata da una finanziarizzazione selvaggia che, malgrado l’immissione di enormi liquidità nel sistema, ha prodotto morti e feriti sul piano sociale. Questi colpi a vuoto sul terreno geopolitico e queste contraddizioni economico-sociali tradottesi anche in forme inusitate di disuguaglianza, ci danno una chiave di spiegazione degli straordinari fenomeni politici verificatisi in questi giorni da un lato la conquista ad opera di Trump del partito repubblicano, e dall’altro con lo straordinario successo di Sanders nel partito democratico. L’Europa non è stata affatto in grado di tamponare questa crisi della leadership americana perché, a sua volta, si è venuta a trovare in un vicolo cieco sotto molti punti di vista. Infatti sotto la spinta della Germania l’Europa ha cercato di curare la recessione con il rigore e l’austerity, un autentico controsenso che ha provocato una serie di contraddizioni a catena.

Su un altro piano per riecheggiare il titolo dell’ultimo libro di Valerio Castronovo, c’è in Europa una “rinascita del nazionalismo” che fra l’altro ha impedito l’avvento di una politica estera e della difesa comuni. Ma la destabilizzazione del quadro internazionale deriva anche dalla linea della Cina e della Russia. Nel nostro paese c’è la tendenza a vedere i rapporti con questi due paesi in una chiave solo economicista, sulla base dei business che si possono fare.  Si tratta, a nostro avviso, di una visione limitata e asfittica. Sia la Cina, sia la Russia, esprimono fortissime tendenze neo-imperiali. La Cina ha messo in atto una sorta di imperialismo economico-finanziario in Africa e sta esprimendo un pericoloso e aggressivo imperialismo politico nell’Est asiatico puntando alla conquista del Mar della Cina, in contrapposizione a tutti gli altri paesi dell’area, in primis il Vietnam: il riarmo del Giappone va letto in questa chiave. A sua volta la Russia di Putin è in aperta contrapposizione agli Usa e punta alla destabilizzazione dell’Europa.

E’ in questa chiave che dobbiamo leggere la sua azione politico-militare in Ucraina, in Georgia, l’aggressività nei confronti dei paesi baltici e la singolare linea assunta nel Medio Oriente: da un lato la Russia sta intervenendo massicciamente in Siria a difesa di Assad, dall’altro sta contestando l’intervento americano in Libia, fatto su richiesta del governo libico e con la copertura dell’Onu. Ma è in Europa che si dispiega l’offensiva politica della Russia di Putin che ha stabilito forti rapporti politici con la Le Pen, la Lega Nord e adesso, in modo molto marcato, con il Movimento 5 Stelle. Rispetto agli Usa, a parte la vicenda riguardante lo spionaggio nei confronti del partito democratico, è clamorosa la convergenza politica con Trump che non solo ha elogiato Putin ma ha destabilizzato in un modo incredibile la Nato mettendo in discussione l’automaticità dell’intervento in caso di aggressione.

Tutto ciò richiede anche in Italia l’apertura di una riflessione di fondo che vada oltre  un’impostazione tradizionalmente consociativa della nostra politica estera che agisce in automatico, non facendo i conti con i profondi mutamenti della strategia altrui. Infatti la lotta politica e militare al terrorismo islamico, che è una sorta di priorità obbligata, è inceppata e ostacolata da queste contraddizioni derivanti da opposte politiche di potenza e dalla crisi dell’Europa.

 

4 Commenti

  1. ottimo!

  2. CENTRO WALTER TOBAGI

  3. Ho 76 anni . Sono un ex PCI-pds- ora PD (lo dico solo per chiarezza) . Ho letto il Suo articolo odierno su l’Unità che ho letto con molto interesse e apprezzamento, come altre volte in passato, e La ringrazio per la chiara esposizione di una tematica storica che non è facile da interpretare e sunteggiare negli elementi essenziali. Spero quindi di poterLa leggere ancora. Se mi permette una confidenza (che non c’entra direttamente con il tema da Lei trattato), Le dirò – ritenendoLa persona “curiosa” delle vicende storiche – che l’ultimo libro che ho letto (“una bambina contro Stalin”) riporta testimonianze di aspetti assai interessanti concernenti Gramsci a me (credo a molti) precedentemente non noti. Lieto di questo “incontro”, La saluto cordialmente. Iliano Guglielmi Via Petrarca 15 40065 Pianoro (Bo)

    • Ho già scritto sopra e epero Le sia pervenuto. Volevo comunque ringraziarLa per l’articolo su l’Unità di oggi che mostra molta competenza, come ho constatato altre volte. Cordialità

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