2017 marzo 09 Intervista su Il Dubbio / «Saremo la nuova casa dei moderati contro i populismi»

Intervista su Il Dubbio / «Saremo la nuova casa dei moderati contro i populismi»

Il Nuovo Centrodestra si prepara all’assemblea del prossimo 18 marzo che dovrebbe segnare una svolta politica precisa, a partir dal cambio del nome. Angelino Alfano e i suoi procederanno a rottamare la dizione “destra” per concentrarsi sul centro e sui valori popolari e moderati. Una decisione che arriva al termine di un lungo percorso che il presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati Fabrizio Cicchitto spiega nel dettaglio.

«Ncd ha una scadenza che è quella del 18 marzo. In quella giornata  faremo una cosa che avremmo dovuto fare da molto tempo e cioè il cambio del nome del partito. Il nuovo nome  farà  riferimento esclusivamente ai moderati, ai riformisti e all’area di centro».

Quale il senso politico dell’operazione?

«Sulla base dell’esperienza maturata durante questi anni sceglieremo una collocazione netta senza riferimenti al centrodestra ma soltanto al centro. La cosa non è mai stata riconosciuta pubblicamente, ma questa legislatura è durata 4 anni, e può durarne 5, grazie alla nostra decisione di appoggiare il governo Letta che non  fu un atto di trasformismo, ma un atto necessario per evitare altre elezioni politiche anticipate e quindi un’avventura. Lo aveva fatto anche Berlusconi nel 2013 quando aveva capito che le elezioni avevano sconvolto il quadro politico e messo fine al bipolarismo, rendendo necessarie larghe intese tra Pd e Pdl».

Berlusconi però poi prese un’altra strada…

«Passati alcuni mesi, con uno zig-zag tipico di quella fase, Berlusconi rovesciò quella impostazione e se lo avessimo seguito ci sarebbero state le elezioni anticipate con la sicura vittoria dei Cinque Stelle».

Vuol dire che state scegliendo di andare verso il centrosinistra?

«No, sto dicendo che la vicenda politica degli ultimi anni si è determinata per questa nostra scelta. Arrivati a questo punto ci troviamo davanti a una situazione in cui mi pare assai  probabile che andremo da soli alle elezioni, a prescindere dalla legge elettorale. Da un lato osserviamo le convulsioni del Pd che sta attraversando una crisi politica e di leadership, rispettabile, ma destinata a durare a lungo. Una parte del dibattito del partito verte anche su di noi con chi esclude a priori una possibile alleanza e chi, vedi Franceschini, non la esclude. Ma questo ragionamento è da fare dopo le elezioni e non prima. Non possiamo essere coinvolti da questa dialettica interna ad un altro partito».

Nel centrodestra, invece, non è più possibile tornare…

«Anche nel centrodestra registriamo  l’oscillazione permanente di Forza Italia di Berlusconi che andò in contro alla separazione quando volle rompere rispetto al governo Letta per la costituzione del quale era stato determinante, per poi fare il patto del Nazareno con Renzi. Un andamento a zig-zag che vediamo tuttora. Un giorno Fi mostra maggiore disponibilità a comporre  un’area di centro coerente con la linea del Ppe, un altro giorno invece ipotizza un’intesa da realizzare con Salvini e la Lega, arrivando perfino a proporre che l’Italia adotti due monete. Ipotesi che è una tale follia dal punto di vista economico che non può giustificare alcun tipo di operazione politica. Su questa contraddizione si vuole fondare l’intesa del centrodestra inevitabilmente trainato da Salvini. In poche parole: vogliamo assumere una posizione di centro lontana dal centrodestra a guida Salvini e con Fi in preda a continui zig-zag, ma allo stesso tempo distinta dal Pd che sta attraversando una fase di travaglio molto forte».

E’ l’Europa il discrimine che vi fa eliminare parte del nome?

«Riteniamo che vada ribadita una scelta europeista la quale introduca degli elementi di rinnovamento rispetto a un’Europa che così com’è stata, ha fatto troppi errori e lasciato spazio a posizioni sovraniste e populiste. Un’Europa che riveda la linea dell’assoluta austerity e apra una riflessione su bail-in e sul fiscal compact. Delle correzioni, ma anche un rilancio dell’Europa, con la conferma dell’euro e l’esclusione di questa follia dell’uscita dalla moneta unica che comporterebbe una  svalutazione immediata del 30% e una fuga del risparmio dall’Italia, con l’esplosione del debito pubblico. Nello stesso tempo dobbiamo essere rigorosi al nostro interno perseguendosi la riduzione della pressione fiscale decisiva per la crescita delle imprese e per il mercato del lavoro, ma anche il taglio della spesa pubblica corrente».

Il governo Renzi ha fallito sul punto?

«Il governo Renzi non ha preso di petto la spesa pubblica, mentre ha fatto cose giuste sul jobs-act e sulla detassazione sugli ammortamenti delle imprese, ma ha poi dilapidato parte delle risorse con dei bonus che non hanno creato consenso e non hanno dato nessuna svolta al quadro economico».

Ritiene che un nuovo partito di centro abbia l’appeal giusto per poter attrarre gli italiani?

«Credo che un’operazione del genere possa avere un’udienza nella società italiana e che serva un’area che non si riconosce nella crisi del Pd e del renzismo, né nel centrodestra che  per un verso appare contraddittorio e per l’altro è animato da pulsioni populiste. Un’area che abbia una posizione pro Europa e pro Nato e che voglia far fare all’Europa un salto di qualità per evitare il suo accerchiamento tra l’incognita Trump, che non si capisce quale linea seguirà nei confronti del nostro continente, e la linea della Russia che punta a destabilizzare l’Europa e che per questo ha rapporti preferenziali e alla luce del sole con la Le Pen, con i grillini e con la Lega di Salvini. Una posizione di centro da opporre ai sovranismi e ai nazionalismi che vengono presentati come delle grandi novità, ma che non rappresentano altro che l’Europa prima della seconda guerra mondiale. Un eccesso di sovranismo, anzi, può mettere in modo meccanismi conflittuali e portare a tragedie che abbiamo già vissuto. Va bene rivedere l’euro, ma insieme all’acqua sporca non possiamo buttare anche il bambino».

Sarete compatti o in seguito alla nuova svolta teme che qualcuno possa sfilarsi?

«La decisione è largamente condivisa nel partito, anzi credo che il progetto  possa allargarsi in molteplici direzioni, anche verso Stefano Parisi, una convergenza è in atto con Casini, oltre che verso un confronto federativo con i moderati che stanno nel Pd e con i socialisti di Nencini che andranno a congresso lo stesso nostro giorno».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *