2017 marzo 29 Articolo su L’Unità / “Gli strani silenzi grillini sulla repressione russa”

Articolo su L’Unità / “Gli strani silenzi grillini sulla repressione russa”

L’arresto di Alexey Navalny non è un errore ma la manifestazione di un regime organicamente autoritario. Nel passato in Russia sono avvenuti episodi assai oscuri come l’assassinio di alcuni oppositori. I nomi sono noti: in primo luogo quello di Anna Politkovskaja poi quello di Boris Nemtsov per non parlare dell’ex KGB Litvinenko ucciso con plutonio radioattivo e lo strano suicidio di un oligarca come Boris Berezovsky. Il grande giocatore di scacchi Garri Kasparov che ha scritto un libro che contiene un’argomentata contestazione del regime, vive fra gli Usa e la Croazia per evitare guai giudiziari.

Questa volta, però, Putin deve misurarsi con un fenomeno che non aveva previsto, cioè la discesa in campo di una n uova generazione, appunto quella dei “criceti”, che usa la rete e che quindi sta mettendo in atto una contestazione di massa, nella sostanza rivoluzionaria, ma contro la qual il regime non può ricorrere agli strumenti tradizionali. Alexei Navalny è il leader di questa tendenza. Come “la vecchia talpa” evocata da Marx, la contestazione attraverso la rete può scavare molto nel profondo e corrodere il regime dall’interno. Ciò detto solo dei ciechi possono “diplomatizzare” il fenomeno Putin e far finta di niente rispetto al suo disegno geopolitico che è quello di usare tutti i mezzi per riaffermare il ruolo della Russia come grande potenza alternativa agli Usa.

Questi strumenti vanno dalla guerra asimmetrica in Ucraina (con il vulnus alle regole internazionali costituito dall’occupazione militare della Crimea), al massiccio intervento militare in Siria, al rapporto con il generale Haftar in Libia, all’azione in Moldovia (riuscita) a quella in Bulgaria (parzialmente fallita), ad una spregiudicata opera di destabilizzazione dell’Europa con rapporti politici con tutti i principali soggetti politici di destra dalla Le Pen alla Lega) e con quelli di estrema destra e di estrema sinistra come il movimento 5 Stelle. Sono certi i rapporti finanziari con la Le Pen: il Front National si è rivolto alla First Czech Russian Bank per un prestito di 9 miliardi di euro. In più sono al lavoro agenzie di stampa, gruppi di hacker che, a partire da ciò che è avvenuto nelle elezioni Usa, adesso lavorano in Europa. Solo dei ciechi possono far finta che dietro la vicenda di Wikileaks e di Assange non c’è una “manina russa”. Di fronte alla rozzezza della repressione nei confronti della contestazione giovanile guidata dal Alexei Navalny è divertente esaminare le reazioni della Lega e del Movimento 5 Stelle.

Salvini ha addirittura condiviso le misure repressive dimostrando così tutto il suo servilismo e mettendo in evidenza un paradosso: la subalternità della destra italiana a Putin è molto simile a quello del PCI nei confronti del PCUS ai tempi di Togliatti perché già con Berlinguer le cose erano più complesse. Invece il Movimento 5 Stelle che mitizza la rete, di fronte alla repressione, stavolta ha “fischiettato”. Ma sarebbe sbagliato fermarsi agli epifenomeni. Putin esprime qualcosa di più profondo. Sul piano della leadership personale egli è un grande giocatore di scacchi che ha sfruttato, muovendo le sue pedine, tutti gli errori, le debolezze, le contraddizioni di Bush jr, di Obama e di Erdogan.

Sul piano geopolitico Putin si ispira alla dottrina  “dell’Eurasia”, della grande Russia, della “terza Roma”, usa materiali culturali e mediatici tratti sia dalla tradizione zarista sia da quella comunista, miscelandoli insieme con quelli clerico-religiosi della Chiesa ortodossa con cui ha rapporti molto profondi. Specie per quest’ultima ragione oggi egli è diventato un beniamino in Europa di tutta la destra nazionalista, antieuropeista, antilluminista e clericale. Un fenomeno singolare, insomma, nel quale passato e presente si mescolano in modo assai inquietante. Rispetto a tutto ciò sarebbe sbagliato riproporre gli slogan della guerra fredda, ma anche far finta di niente, subire il disegno geopolitico russo e non lavorare per sventare l’opera in corso di destabilizzazione dell’Europa e di negazione dei valori dell’occidente riformista, laico, garantista.

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