2017 maggio 12 Articolo sull’Huffington Post / “Un ambasciatore al Cairo e una commissione parlamentare d’inchiesta sull’assassinio di Giulio Regeni”

Articolo sull’Huffington Post / “Un ambasciatore al Cairo e una commissione parlamentare d’inchiesta sull’assassinio di Giulio Regeni”

Ho il massimo rispetto per la famiglia Regeni, ma penso che la situazione è arrivata ad un punto di stallo, che la meritoria azione della magistratura romana ha ottenuto tutto quello che poteva ottenere ma che anch’essa si viene a trovare nelle sabbie mobili. Allora, se la situazione rimane così, non è affatto vero che si esercita il massimo di pressione sul governo egiziano non inviando l’ambasciatore. Al punto in cui siamo sta avvenendo esattamente il contrario e non perché, come ingenerosamente sostiene il senatore Manconi, l’atteggiamento del governo italiano “è al limite dell’inerzia”. Invece bisogna dire che nel contesto determinato dal mancato ritorno in Egitto dell’ambasciatore italiano e dallo stallo in cui si viene a trovare l’azione della magistratura, si è determinata, per responsabilità egiziana, una situazione di stasi.

Allora proprio per muovere le acque, per non rimanere senza rappresentanza diplomatica in un paese assai importante per gli equilibri del Medio Oriente ma anche per non dare sensazioni sbagliate, ho proposto e ripropongo che insieme al ritorno in Egitto dell’ambasciatore italiano si accolga positivamente la proposta di legge di una Commissione d’inchiesta sull’assassinio di Giulio Regeni presentata qualche tempo fa dall’onorevole Palazzotto. Facendo le due cose, inviando l’ambasciatore e istituendo una Commissione parlamentare d’inchiesta si darebbe un segnale preciso sulla volontà italiana di non lasciar cadere la questione.

So bene che la Commissione d’inchiesta avrebbe poco da fare in Italia e molto in Egitto e qualcosa in Inghilterra dove i professori dell’università di Cambridge che hanno dato a Regeni il mandato di portare  avanti l’inchiesta sugli ambulanti, non hanno voluto rispondere a nessuna domanda, né a quelle della magistratura romana né a quelle di giornali e televisioni, sollevando molti dubbi su questo comportamento.

Ecco, a nostro avviso la combinazione fra queste due iniziative può consentire sia di proseguire su nuove basi la ricerca della verità sull’assassinio di Giulio Regeni, sia di fare i conti con un paese della complessità, della contraddittorietà e anche dell’importanza dell’Egitto.

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