2017 maggio 15 Articolo sull’Huffington Post / “Solo danni da una commissione d’inchiesta sul sistema bancario”

Articolo sull’Huffington Post / “Solo danni da una commissione d’inchiesta sul sistema bancario”

Istituita nella prima metà delle legislatura con dei lavori svolti in modo approfondito la commissione d’inchiesta sul sistema bancario  avrebbe potuto essere una cosa seria. C’era e ci sono da capire molte cose: in primis la tenuta complessiva del nostro sistema bancario con riferimento alla sua redditività e allo stato reale delle sofferenze.

A questo proposito ci sarebbe anche da capire, sia pur nei limiti di un accertamento retrospettivo, se a suo tempo si è fatto bene, come sostiene Mario Monti, a concentrarsi sul debito e sul deficit pubblico oppure se non conveniva fare la stessa operazione messa in atto da Germania e da Francia che hanno impiegato enormi risorse pubbliche per risanare i conti delle banche.

Sempre retrospettivamente ci sarebbe anche da capire come mai nessuno (ministero del Tesoro, Banca d’Italia, singoli banchieri alcuni dei quali frequenti collaboratori a importanti giornali, esperti dell’opposizione) non si sia reso conto dei serissimi problemi posti dal bail-in e della sua sostanziale perversità.

Ciò detto c’erano le questioni poste da una serie di banche, un po’ meno da Unicredit, molto dal Monte dei Paschi di Siena, dalle banche venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca (quella guidata da Zonin in primo luogo), dalle quattro banche minori dell’Italia centrale (Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti e Banca Marche). Istituita la commissione d’inchiesta nel 2013-2014 ci sarebbero stati tre anni buoni per un lavoro approfondito.

Adesso con pochi mesi anche nel caso della fine normale della legislatura e con il tempo necessario per l’approvazione nei due rami del Parlamento la commissione d’inchiesta diventerebbe inevitabilmente una sorta di sfida all’Ok Corral fra Pd e M5s, svolta senza esclusione di colpi, fatta a colpi di twitter, di facebook, di comparsate televisive e di torte in faccia.

Ora finché scene del genere riguardano il comune di Roma o quello di Parma, con tutto il rispetto per entrambe le città, si tratterebbe sempre di battaglie concentrate in situazioni locali, ma qui si tratta di un sistema assai delicato dal quale dipendono molte cose, anche la fluidità del credito alle imprese per non parlare di solvibilità e di tanto altro.

Allora francamente a noi sembra che si tratti di un lusso che non ci possiamo permettere. Vediamo che a Renzi prudono le mani, al M5s altrettanto, a latere ci sembra che c’è chi, come risposta obliqua, non esiti a mettere in questione anche la tenuta del governo che a partire dal suo presidente Gentiloni non c’entra proprio niente con questa resa dei conti a colpi di insulti quotidiani.

Allora a nostro avviso se non si vuole porre in essere un paradossale “suicidio involontario” (provocato dalla pulsione omicida nei confronti del nemico) sarebbe saggio non farne niente e rinviare l’istituzione della commissione alla prossima legislatura.

Non diciamo questo per fare un favore alle banche, anzi, per esser chiaro, non ci sfugge che dobbiamo proprio ad alcuni suoi esponenti più potenti, quelli che per intenderci in passato hanno controllato fra l’altro anche il Corriere della Sera.

Se la campagna di alcuni giornalisti sulla “casta”, intendendo per essa la classe politica “vil razza dannata”, ha avuto uno straordinario rilievo con pagine e pagine intere di pubblicità uno degli obiettivi di questa campagna forsennata è stato quello di porre in essere un’autentica operazione di “distrazione di massa”, per cui nel mirino sono stati messi i cento-centocinquanta mila euro delle retribuzioni annuali dei parlamentari e non i milioni, sempre annui, dei manager bancari e tanto meno le loro liquidazioni (per esempio Profumo è stato liquidato con 40 milioni di euro)  a fronte dei danni da essi fatti nella gestione dell’Mps, della banche venete, delle quattro banchette dell’Italia centrale e di molto altro che è ancora sommerso e occultato.

Tutto ciò ci è chiaro ma ci è anche chiaro che un film western sul sistema bancario fatto sul modello della scena iniziale del film “Il mucchio selvaggio” per l’apertura della campagna elettorale non accerterebbe nulla di serio ma farebbe certamente dei grandi danni.

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