2017 luglio 28 Articolo su La Nazione / “I vitalizi e l’anti-parlamento”

Articolo su La Nazione / “I vitalizi e l’anti-parlamento”

Con il taglio dei vitalizi siamo arrivati al momento che temevamo, quello in cui l’antipolitica penetra in Parlamento e si traduce in anti-Parlamento. Non mi rivolgo a coloro che hanno vinto, che sono chiaramente il Movimento 5 Stelle, mi rivolgo agli sconfitti, il Partito Democratico. Sconfitti non dal punto di vista numerico, ma da quello culturale. Io credevo che noi, loro, e altre forze parlamentari facessimo fronte al populismo, invece il dibattito non è stato tra riformismo contro populismo, bensì tra un’organica posizione antipolitica e antiparlamentare e una posizione velleitaria, demagogica e puramente mediatica. La legge sui vitalizi, infatti, non è soltanto anticostituzionale perché lede i diritti acquisiti, per la retroattività, ma mette in discussione la stessa figura del parlamentare, delineata dalla Costituzione come legislatore. Ma quale parlamentare equiparato a un lavoratore dipendente! Un parlamentare non è dipendente da nessuno! È un legislatore che ha un suo spessore politico, culturale e istituzionale. Ormai al Pd mancano i fondamentali essenziali perché non ha capito che, mettendosi sullo stesso terreno dell’avversario, i 5 Stelle, la gente vota per l’originale, non per una copia sbiadita e pasticciata. Grillo ha usato la frase “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”. Ebbene, Richetti sta, consapevolmente o inconsapevolmente, svolgendo il ruolo dell’apriscatole di Grillo.

Detto questo, voglio fare un’osservazione anche ai 5 Stelle. La vostra vittoria rischia di essere la vittoria di Pirro perché, al di là della vostra antipolitica populista e con caratteri anche plebei, c’è un’altra antipolitica, quella partita con il libro La Casta, che, mettendo sotto accusa il Parlamento e i parlamentari, mettendo in questione i 100 o i 150mila euro che prendono questi miserabili di parlamentari, è riuscita in una straordinaria operazione di distrazione di massa facendo dimenticare che il più straccione di coloro che dirigono le banche guadagna un milione di euro e che lor signori sono magari liquidati con 40 milioni, come è successo per Profumo. Io sono stato per 25 anni in Parlamento e mi glorio di aver messo da parte l’attività economica molto remunerativa della mia famiglia per fare il parlamentare, perché reputo che la politica, combinando insieme passione e professionalità, sia una delle cose più belle e più elevate che ci possano essere, a detrimento di coloro che la vogliono colpire e mettere da parte. Io rimango sempre legato a Benjamin Constant, allo stato di diritto, alla divisione dei poteri, al ruolo fondamentale del Parlamento.

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