2017 ottobre 10 Articolo su Il Dubbio / “Ma Bobo Craxi che “c’azzecca” con MdP e Antonio Di Pietro?”

Articolo su Il Dubbio / “Ma Bobo Craxi che “c’azzecca” con MdP e Antonio Di Pietro?”

E’ una vicenda singolare quella che riguarda l’avvicinamento da un lato di Bobo Craxi, dall’altro di Di Pietro all’MdP. A quanto dichiarano gli interessati  l’operazione è ancora in fieri per cui per un verso bisogna ragionare con cautela, per altro verso però prenderla in parola perché l’intenzione parte di entrambi (separatamente) è stata espressa in modo esplicito. Come dimostra tutta la vicenda politica attuale l’MdP costituisce l’arroccamento in un soggetto politico omogeneo di molti di coloro i quali derivano la loro storia dal PCI-PDS. A ciò si aggiungono due elementi: l’evidente fallimento dell’amalgama fra ex democristiani ed ex comunisti, la reazione di rigetto di una parte degli ex titolari della “ditta” nei confronti della presa del potere da parte di Renzi e del suo tentativo di sfondare verso il centro. Su tutto ciò si innesta qualcosa di più profondo: la crisi in tutta Europa della sinistra anche nella versione socialdemocratica che però in Italia ha elementi ancora più complicati perché nel nostro paese il trapasso del comunismo alla socialdemocrazia è stata un’operazione politica fatta più nel senso dell’”occasione storica” (crollo del comunismo) e per opportunismo politico che per una autonoma e profonda scelta culturale e ideale. Il nocciolo di questa scelta sta tutto in ciò che disse D’Alema in una sua famosa riflessione: l’unico spazio possibile è quello socialista, ma quello spazio è occupato dal PSI di Craxi.
“Fortunatamente” il PSI di Craxi fu smantellato per via giudiziaria grazie a Mani Pulite. Ora Tangentopoli era un sistema che coinvolgeva senza eccezione alcuna tutti i partiti, PCI compreso, malgrado che Berlinguer parlasse della “questione morale” degli altri. Tangentopoli riguardò anche tutte le grandi imprese private e pubbliche. Mani Pulite invece adottò due pesi e due misure: massacrò il PSI, i partiti laici e il centro-destra della DC, salvò la sinistra democristiana e il PCI-PDS malgrado che avesse un finanziamento del tutto irregolare che proveniva dall’URSS, dalle cooperative rosse, dall’ENI e anche dai privati. Greganti fu considerato un privato e un millantatore, non quello che era: “un fenicottero” comunista che lavorava per il finanziamento irregolare del partito.  A quel punto il PDS cavalcò la tigre giudiziaria che massacrò il PSI, ne prese il posto anche nell’Internazionale Socialista, ma la sua trasformazione in un partito socialdemocratico-riformista è stata sempre molto estrinseca e opportunistica, non vissuta culturalmente con l’eccezione dei miglioristi. In più il giustizialismo teorizzato e praticato da Magistratura Democratica è stato fatto proprio da una parte del PDS che ha anche eletto molti giudici nelle sue file e (il partito dei giudici). Il risultato è stato che il giustizialismo più efferato è stato trasferito nella legislazione per cui oggi è stato smantellato lo stato di diritto.
L’MdP è l’erede di tutto ciò, anche se il tempo passa per tutti e quindi questa originaria tematica si ripropone in forme attenuate. Rispetto a tutto ciò Di Pietro ha fatto un  matrimonio di convenienza con il PDS di D’Alema ai tempi del Mugello, e poi ne ha fatto un altro di massima convenienza con Veltroni quando la sua fu l’unica lista ammessa dal PD a vocazione maggioritaria (così maggioritaria che perse le elezioni con Berlusconi) e da lì costruì un partito personale, l’IDV. Di conseguenza questo matrimonio di convenienza può rinnovarsi anche adesso, pur al netto delle riflessioni autocritiche svolte recentemente dallo stesso Di Pietro.
Allora chi a nostro avviso con l’MdP, che ha questo retroterra storico-politico, “non c‘azzecca niente” è Bobo Craxi. Può darsi che in questa vicenda si rifletta, però, quella che è una tendenza di tutte le correnti della sinistra italiana, cioè la spinta verso la separazione e la scissione. Allora così come l’MdP è una scissione dal PD per la serie infinita di ragioni che leggiamo ogni giorno, così la preferenza di Bobo Craxi per l’MdP è la testimonianza della sua volontà di separazione nei confronti del PSI di Nencini che ha un’alleanza con il PD di Renzi. Il tutto avviene quindi nell’ambito della logica storicamente prevalente nella sinistra italiana, che è quella appunto della rottura al suo interno. Nel nostro caso, quindi, due separazioni o scissioni verrebbero in un certo senso a ricongiungersi facendo fronte al nemico comune. Un’ultima nota.

Nel passato dal 1945 in poi è stato il PSI ad essere attraversato da questa spinta scissionista; nel mondo socialista di scissioni ce ne sono state per tutti i gusti. Da Palazzo Barberini, al PSIUP,  poi quella della Tullia Carettoni Romagnoli di Simone Gatto e di Luigi Anderlini dal PSI quando esso fece l’unificazione con il PSDI e poi, dopo un paio di anni, nuovamente quella fra il PSI tradizionale e il PSDI. Solo ai tempi di Craxi le diaspore si fermarono (ce ne fu solo una minima di Achilli, se non ricordo male). Distrutto il PSI sembra però che la maledizione di Tutankhamon si è riversata sul PDS-DS-PD: di scissioni anche in questo caso ormai se n’è perso il conto (ce ne furono diverse anche al momento della costituzione del PD: adesso siamo ai fuochi d’artificio finali). Infatti, uscito dalle mura sbrecciate del PSI di Via del Corso lo spirito di Tutankhamon è passato per Via delle Botteghe Oscure e poi si è insediato a piazza del Nazareno provocando altri disastri.

P.s. Bobo Craxi, con l’aria di mettermi in imbarazzo, avanza l’interrogativo su quale sia il pulpito dal quale predico sottintendendo che esso non avrebbe i quarti di nobiltà richiesti sul piano del marxismo e del socialismo. Ho il dubbio che Bobo Craxi non ha ancora capito che dopo il 92-94 tutti gli schemi tradizionali sono saltati. Per parte mia invece quando l’ho capito mi sono collocato con chi (Berlusconi) si era più nettamente contrapposto al partito dei giudici che aveva distrutto Craxi e il Psi, ma d’altra parte anche Bobo Craxi per una legislatura fu eletto deputato di Forza Italia. Dopo di che in questi anni ho cercato sempre di ragionare con la mia testa e quando mi sono trovato in dissenso politico con Berlusconi ne ho tratto le conseguenze senza volerlo minimamente tradire. Infine essendo laico non pretendo di parlare da nessun pulpito, anche perché oggi non ne vedo in piedi alcuno, ne’ a livello nazionale ne’ a livello internazionale.

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