2017 dicembre 08 Articolo su Il Dubbio / “La decisione su Dell’Utri, una chiara persecuzione politica”

Articolo su Il Dubbio / “La decisione su Dell’Utri, una chiara persecuzione politica”

In una ideale storia della “colonna infame” si colloca la pronuncia del Tribunale di sorveglianza che respinge l’istanza dei difensori affinché a Marcello Dell’Utri venga sospesa la pena. Dell’Utri ha 76 anni.  Sta in carcere da tre anni e mezzo. E’ affetto da cardiopatia e da tumore alla prostata. 0808I consulenti della Procura generale si erano pronunciati per l’incompatibilità e avevano indicato cinque strutture ospedaliere dove l’ex parlamentare avrebbe potuto essere trasferito in regime di arresto ospedaliero. Quindi a un malato non si concedono neanche gli arresti ospedalieri. E’ evidente che si punta al peggio per evidenti obiettivi di persecuzione politica.

E’ incredibile poi, l’uso di due pesi e due misure. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta per fare degli esempi. Recentemente i due responsabili di un tentativo di stupro di gruppo sono stati liberati con l’obbligo di firma. A suo tempo Bompressi, l’esecutore dell’omicidio del commissario Calabresi, ebbe quasi subito gli arresti domiciliari per incompatibilità al regime carcerario, e poi la grazia del Presidente della Repubblica. Si usa il termine raffinato di fumus persecutionis. Con Dell’Utri non c’è il fumo, ma l’incendio. Già condannato per il reato di concorso esterno, che già di per sé è assai discutibile, per di più la condanna è stata data con effetto retroattivo (vedi caso Contrada).

Adesso si negano a Dell’Utri perfino gli arresti ospedalieri. Il minimo che si può dire è che questo deliberato del Tribunale di sorveglianza fa orrore. Ci sono state nel passato tante polemiche contro le cosiddette “leggi ad personam” e taluna di esse forse era giustificata perché era ispirata da una difesa improvvida. Ma in questo caso ci troviamo davanti ad una sentenza “contra personam” nel senso più totale del termine. Si vuole distruggere Dell’Utri fisicamente e psicologicamente: una vergogna.

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