2018 marzo 06 Articolo sull’Huffington Post / “Perchè Berlusconi e Renzi hanno perso le elezioni”

Articolo sull’Huffington Post / “Perchè Berlusconi e Renzi hanno perso le elezioni”

Come in tutti in gialli che si rispettino, facciamo un passo indietro.

A nostro avviso il punto di crisi del bipolarismo va collocato nel 2011 dopo la caduta del governo Berlusconi. Napolitano non fu l’artefice di un “complotto” italiano, tant’è che un anno prima di fronte all’attacco di Fini, aveva rinviato a dicembre il voto sulla sua mozione di sfiducia concedendo a Berlusconi un tempo prezioso di recupero che fu decisivo per respingerla a dicembre con tre voti di maggioranza.

Nel 2011 Napolitano si fece carico di un disegno dell’Unione Europea di sostanziale commissariamento dell’Italia per la sua crisi politica e finanziaria, come precedentemente era avvenuto nei confronti di una serie di altri governi (Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda) impedendo elezioni anticipate che probabilmente si sarebbero concluse con la vittoria del Pd di Bersani. Così Napolitano tenne a battesimo il governo “lacrime e sangue” di Monti i cui provvedimenti, votati sia dal Pdl che dal Pd, probabilmente evitarono il default, ma furono però così duri che, insieme alla recessione, provocarono una profonda rabbia sociale che, intrecciata con l’agitazione contro la “casta”, portarono al risultato del 2013 con la fine del bipolarismo e l’affermazione del M5s.

Quel risultato però non era definitivo e consolidato, tant’è che quando nel Pd vinse Renzi su una piattaforma innovativa, fondata su un riformismo moderno e sulla rottamazione dei vetero-comunisti, ci fu un moto di opinione pubblica che portò alla vittoria del sindaco di Firenze alle primarie dell’8 dicembre.

Poi quando Renzi, rompendo ogni schema giustizialista e manicheo, fece il patto del Nazareno con Berlusconi per fare incisive riforme costituzionali e una nuova legge elettorale e rispose a Grillo in modo assai forte, gli italiani lo premiarono con il 40% dei voti alle europee. Da allora, però, si è srotolata una catena di errori che sono stati commessi in parallelo sia da Renzi che da Berlusconi.

In primo luogo l’errore di entrambi, ma specialmente di Renzi, è stato la rottura del patto del Nazareno avvenuta all’inizio del 2015 in seguito all’elezione del presidente della Repubblica. Prescindiamo dalle persone, ma teniamo fermo il dato politico.

La forza reale di Renzi stava nel patto con Berlusconi per fare le riforme. In quel modo Renzi poteva andare avanti senza essere bloccato dalla sua sinistra interna e dall’altra parte Berlusconi si era a tal punto impegnato da aver votato la legge sull’Italicum, che a Forza Italia non conveniva affatto. Per Berlusconi lo scopo essenziale era quello di essere coprotagonista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica.

È da quel momento, a nostro avviso, che Renzi ha cominciato a sbagliare e non ne ha più azzeccata una. Eleggendo Mattarella, che poi ha dimostrato di essere totalmente autonomo dallo stesso Renzi, questi volle dimostrare di essere in grado di scegliere tutto da solo e che il patto del Nazareno poteva proseguire soltanto con la totale subalternità di Berlusconi.

Il bel risultato di tutto ciò fu che Renzi in quel modo prima ruppe con Berlusconi e, poco tempo dopo, andò incontro alla scissione del Mdp, e così risultò scoperto sia a destra sia a sinistra. Così Renzi ha perso il referendum, per molte ragioni, ma in primo luogo per l’eccesso di personalizzazione e per questa rottura con Berlusconi.

La catena di errori è stata interrotta, però, da una scelta giusta, quella di eleggere Gentiloni come presidente del Consiglio. Gentiloni, con Padoan all’Economia e Minniti agli Interni, ha dato risposte positive al paese e il suo è stato un governo relativamente popolare.

Perché ciò non si è tradotto in un risultato positivo per il Pd? Perché il Pd, guidato da Renzi, non ha mai dato a Gentiloni la leadership piena di tutto, del governo e della politica. L’Italia è uno strano paese che esalta e demonizza la stessa persona nello spazio di pochi mesi.

Renzi non si è reso conto che da un certo momento in poi egli è diventato ciò che fu Craxi negli anni 93-94: il “cinghialone da abbattere”. Giusto o sbagliato che sia questa è la realtà. Contro di lui sono stati usati tutti i mezzi, anche operazioni giudiziarie perverse, ma Renzi non ha risposto sparigliando i giochi, consegnando a Gentiloni la leadership, giocando di rimessa ma invece è rimasto in modo compulsivo e ossessivo in prima linea e così egli ha finito per vanificare l’unica buona risorsa che aveva il Pd, cioè il governo.

Non parliamo, poi, di ciò che è avvenuto con la legge elettorale e con la coalizione, Renzi ha fatto una legge elettorale pensata contro il M5s ma fatta su misura per la componente leghista e populista del centro-destra e della stessa Forza Italia. Non contento di tutto ciò, dovendosi porre sul terreno della coalizione, Renzi ha anche “maltrattato” le tre liste alleate, giocando una partita inutilmente cinica e spregiudicata che si è basata sul disegno di utilizzare i loro voti senza concedere seggi all’uninominale se non per un leader a testa.

Solo la Bonino, delle tre liste, ha avuto la personalità politica di reagire a tutto ciò: il risultato catastrofico è stato che almeno +Europa ha superato il 2 (non arrivando però al 3) mentre Civica Popolare e Insieme non hanno neanche superato l’1, quindi non riversando al Pd neanche un voto.

Berlusconi è stato l’altra faccia della medaglia. Berlusconi, come spesso gli capita, aveva in tasca due linee politiche di segno opposto e fino alla fine non ha scelto fra di esse. Invece hanno scelto per lui i suoi più stretti consiglieri che si sono consegnati all’egemonia della Lega.

Dando per scontato che Forza Italia avrebbe preso più voti, Berlusconi da un lato ha puntato a far vincere una coalizione di centro-destra da lui dominata, dall’altro lato però ha puntato su un tale risultato di Forza Italia e su una parallela tenuta del Pd che gli consentisse di poter trattare anche per un governo di grande coalizione.

Nel frattempo però i suoi concordavano una legge elettorale fondata in modo ferreo sulla coalizione. A quel punto nulla è andato bene: c’è stato l’imprevisto successo del M5s, la sconfitta del Pd, il flop di Berlusconi e di Forza Italia, la squillante vittoria di Salvini.

Berlusconi credeva di aver messo un guinzaglio a Salvini e invece quello gli ha messo le manette. Berlusconi è risultato un apprendista stregone. Sul piano della conduzione della campagna elettorale Berlusconi ha parlato solo di flat tax, mentre Salvini incendiava gli animi contro gli invasori.

Per di più mentre Berlusconi cercava di far prevalere una linea moderata, di stampo europeo, le sue televisioni – con Del Debbio, Porro e Belpietro – si sono scatenate su una linea ultra-leghista, vellicando gli istinti primordiali degli spettatori e quindi facendo da traino alla Lega.

Il risultato di tutto questo intreccio è stato che al Nord gli indubbi benefici della situazione economica, favoriti dal governo, tranne che a Milano sono stati neutralizzati dalla rabbia contro gli immigrati che ha avuto la sua punta di diamante in Salvini, nella Lega e nelle TV di Mediaset, e che al Sud, dove i benefici economici non sonio ancora arrivati, ha prevalso la rabbia sociale e la reazione di rigetto contro la “casta”.

Poi il reddito di cittadinanza ha mobilitato tutta la domanda di assistenzialismo che c’è in quell’area d’Italia. Siccome, poi il Pd non si è voluto far mancare nulla, al centro, in alcune zone rosse, la vicenda delle banche, accentuata dall’andamento della Commissione d’Inchiesta dissennatamente convocata alla vigilia delle elezioni, ha costituito materia per altri attacchi devastanti al Pd.

Allo stato non abbiamo conclusioni da trarre perché tutto è aperto. Oggi l’Italia risulta la nazione insieme più populista e più sovranista d’Europa. Le larghe intese Berlusconi e Renzi le hanno fatte su una serie di errori paralleli che hanno contribuito a destabilizzare il sistema politico ed elettorale italiano, con conseguenze allo stato imprevedibili. Per di più la strana coppia sembra intenzionata, ognuno a suo modo, a farsi ancora degli altri autogol.

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